Sanità 

Tecnici amministrativi, a San Martino, Villa Scassi e Voltri il lavoro cresce, ma non il personale: la denuncia della Uil

Insieme ai sanitari devono sostenere attività e responsabilità cresciute con la nascita dell’Azienda ospedaliera metropolitana. Il sindacato chiede assunzioni immediate e avverte: «La disponibilità dei lavoratori non può coprire per sempre le carenze aziendali»

Tre ospedali riuniti in un’unica organizzazione, ma senza un aumento del personale proporzionato alle nuove funzioni. La Uil Funzione pubblica di Genova torna a denunciare le difficoltà degli organici dell’Azienda ospedaliera metropolitana, che comprende il Policlinico San Martino, Villa Scassi e l’ospedale San Carlo di Voltri.

La segnalazione non riguarda soltanto medici, infermieri e operatori sanitari. A essere sotto pressione, secondo il sindacato, sono anche i dipendenti tecnici e amministrativi, chiamati a sostenere procedure e attività indispensabili al funzionamento quotidiano dei tre plessi.

La Uil Funzione pubblica aveva sollevato la questione già il 30 giugno, chiedendo interventi urgenti. A distanza di oltre due mesi, sostiene il sindacato, non sarebbero arrivate risposte concrete né un piano capace di adeguare gli organici alla nuova dimensione dell’azienda.

Più strutture e responsabilità, ma il personale non aumenta

La nascita dell’Azienda ospedaliera metropolitana ha ampliato il perimetro organizzativo del San Martino, unendo sotto la stessa gestione anche Villa Scassi e il San Carlo di Voltri. Secondo la Uil, questa trasformazione non sarebbe stata accompagnata da un rafforzamento sufficiente delle risorse umane.

«Il personale garantisce ogni giorno il funzionamento dei servizi, ma è stanco di dover compensare la carenza di organico con un impegno sempre maggiore», dichiarano Emilio De Luca e Vincenzo Capuozzo, responsabili sindacali rispettivamente per Villa Scassi e San Martino.

Per i due rappresentanti della Uil, l’aumento delle attività e delle responsabilità è ricaduto in gran parte sui lavoratori già presenti. Una disponibilità che, avvertono, non può essere considerata una soluzione strutturale.

«Non si possono gestire tre plessi ospedalieri scaricando tutto sui dipendenti. Il malcontento cresce e il limite di sostenibilità è vicino», sostengono De Luca e Capuozzo.

La carenza degli amministrativi si riflette sulle cure

Il sindacato richiama l’attenzione anche sul personale tecnico e amministrativo, spesso meno visibile rispetto a quello impegnato direttamente nei reparti, ma necessario per acquisti, gare, assunzioni, gestione economica, manutenzioni, prenotazioni e numerose altre procedure.

Una dotazione insufficiente in questi settori può determinare rallentamenti che finiscono per ripercuotersi anche sull’attività clinica. Pratiche non concluse, procedure rinviate e uffici sovraccarichi possono infatti rendere più difficile il lavoro dei servizi sanitari e allungare i tempi organizzativi.

«Il personale tecnico-amministrativo è essenziale al funzionamento dell’ospedale», sottolinea il segretario generale della Uil Funzione pubblica di Genova Marco Vannucci. «Le carenze rallentano procedure importanti e si ripercuotono anche sulle attività sanitarie».

Secondo il sindacalista, l’accorpamento delle strutture non può tradursi nella richiesta di svolgere un numero maggiore di compiti con gli stessi dipendenti, già considerati insufficienti prima della riorganizzazione.

Il sindacato chiede assunzioni e una verifica degli organici

La Uil domanda innanzitutto una ricognizione aggiornata del personale disponibile e dei posti realmente scoperti nei tre ospedali. Il sindacato chiede poi nuove assunzioni, una distribuzione più equilibrata dei carichi di lavoro e l’apertura immediata di un confronto con le organizzazioni sindacali.

La richiesta è quella di verificare separatamente le necessità di ogni struttura e di ciascun profilo professionale, evitando che il personale venga utilizzato come elemento flessibile per compensare continuamente le carenze del sistema.

Per la Uil, senza un investimento adeguato sugli organici la riorganizzazione della sanità rischia di rimanere soltanto formale. Il nuovo assetto aziendale, sostiene il sindacato, deve essere accompagnato dalle risorse necessarie per renderlo effettivamente operativo.

I fondi per equiparare salario accessorio e produttività

Accanto alle assunzioni rimane aperta la questione economica. Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, riferisce il sindacato, avrebbe confermato la volontà di integrare i fondi aziendali per avvicinare il salario accessorio e la produttività collettiva agli accordi più favorevoli già applicati in altre aziende sanitarie regionali.

La Uil sostiene di avere proposto questa soluzione circa un anno fa e osserva che un’impostazione analoga sarebbe stata successivamente adottata anche in Veneto. Per il sindacato, tuttavia, la disponibilità manifestata dalla Regione deve tradursi rapidamente in atti e risorse effettive.

«Siamo pronti a fare la nostra parte, ma serve fare in fretta, sia sui fondi sia sulle assunzioni», afferma Vannucci.

Dall’Evangelico al Galliera, tutti i nodi ancora aperti

La vertenza sull’Azienda ospedaliera metropolitana si inserisce in un quadro più ampio di riorganizzazione della sanità ligure. La Uil Funzione pubblica richiama le questioni ancora irrisolte relative alla futura Azienda di tutela della salute della Liguria e alle garanzie occupazionali per il personale dell’ospedale Evangelico di Voltri.

Il sindacato chiede chiarimenti anche sul futuro della sede dell’Evangelico a Castelletto, sulla situazione dell’ospedale Galliera e sulla vertenza che interessa l’Istituto Giannina Gaslini. Questioni diverse, ma accomunate dalla richiesta di conoscere le conseguenze della riforma sui lavoratori, sui servizi e sulle strutture.

La preoccupazione è che accorpamenti e cambiamenti organizzativi vengano realizzati senza definire prima organici, risorse economiche, funzioni e garanzie per il personale coinvolto.

«Senza risorse e senza personale non esiste alcuna riforma», conclude Marco Vannucci. Secondo il segretario della Uil Funzione pubblica, il rischio è lasciare ancora una volta ai dipendenti il compito di sostenere un sistema diventato più grande e complesso, ma privo delle persone necessarie per farlo funzionare.


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